Leggenda
di Natale 2011 |
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C’era una volta, in un paese lontano, lontano, un piccolo villaggio di nome Sololo. Qui vivevano un gruppo di famiglie e soprattutto molte donne rimaste senza marito. O perché gli uomini se ne erano andati, come sanno fare bene quando diventano padri e le responsabilità aumentano, o perché erano morti, cadendo addormentati dal tetto di qualche camion durante i lunghi viaggi notturni, intrapresi per vendere le loro misere mercanzie al mercato di città. In genere le famiglie del villaggio adottavano i bambini delle donne senza marito. Cercavano di aiutare le madri nel pascolare le capre, nell’aggiustare le capanne, nel coltivare i loro piccoli orti. Ma da molti anni non pioveva, e così tutti erano molto più poveri . I bambini orfani a Sololo riuscivano quindi a sopravvivere grazie a qualche aiuto della cooperazione internazionale. Ma non c’era speranza di uscire da quella situazione di miseria e la loro vita era senza futuro. Il paesaggio d’intorno era arido, solo le capre riuscivano a brucare quell’erba secca e, spesso, irta di spine. Ma il loro latte era povero di nutrimento. E per ottenere qualche ortaggio dal terreno occorreva l’acqua, che era così rara e difficile da andare a prendere a piedi, con le brocche sulla testa. C’erano giorni poi che la polvere ricopriva tutto e bisognava stare rinchiusi nelle capanne. |
Quel giorno c’era stata una piccola festa nel villaggio, per il
matrimonio di una giovane coppia. Le donne e gli uomini si erano radunati
nello spiazzo centrale del villaggio e avevano ballato e bevuto un po’
di birra, che erano riusciti ad acquistare raccogliendo tutti insieme
qualche soldo. La capanna nuova era stata costruita. I bambini e le bambine
avevano corso per tutto il villaggio, giocando con delle palle fatte di
carta. Gumato aveva quattro anni, era una bambina molto sveglia e intelligente.
Viveva con la mamma e le sue sorelle e un fratello. A differenza di tutti
gli altri, era convinta che qualcosa sarebbe cambiato, improvvisamente.
E tutti al villaggio la prendevano un po’ in giro per questa sua
fiducia nel futuro. Lei diceva che una notte aveva sognato una grande
nuvola bianca come il latte, che poi era svanita e aveva lasciato il villaggio
pieno di prati verdi e fiori colorati. Proprio un bel sogno!
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Scesa
la sera, tutti si coricarono nelle loro capanne. Erano tutti un po’
euforici per quel po’ di birra bevuta. Gumato ripensava alla festa,
ai balli e al suo bellissimo sogno. Piano piano si addormentò.
Ma durante la notte fu svegliata da una luce improvvisa, che non aveva
mai visto prima. Tutto il villaggio era avvolto in un alone argentato
e scintillante. Ma non era la luna, e Gumato pensò di sognare di
nuovo. |
Il mattino dopo, al risveglio, sentì dei mormorii fuori dalla capanna. Uscì e trovò tutto il villaggio in agitazione perché durante la notte era caduta una cosa bianca e soffice e bagnata che aveva ricoperto tutto il paesaggio d’intorno. Ma la cosa più importante è che aveva riempito i pozzi e i canali e le cisterne E, cosa ancora più strabiliante, quando qualcuno prendeva l’acqua al pozzo, il livello non si abbassava mai, era come se si rigenerasse all’infinito. Tutti pensarono a Gumato e al suo sogno della nuvola bianca! |
Da
quel giorno in cui la stella cometa aveva attraversato il cielo di Sololo,
gli orti diventarono ricchi di verdure, le loro capre grasse e piene di
latte. I bambini e le bambine andarono a scuola e le famiglie decisero
che Gumato, che era così intelligente e saggia, avrebbe fatto anche
l’università per poi tornare nel proprio villaggio e aiutare
con la sua guida la sua gente. |
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Letizia Del Bubba |
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(... che ha "adottato" la piccola Gumata ...)
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