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Ho vissuto tre giorni con loro, nel loro villaggio. Ho visto la loro vita quotidiana. Mi hanno riempito con la semplicità di chi non ha nulla e gli basta quello ha. Era il tempo per una loro festa religiosa. Per un estraneo, sono le solite scene che si ripetono e che monotonamente stancano l`osservatore europeo che vuole continue sensazioni travolgenti; il nuovo ad ogni istante. Qui mi sono accorto che stavo perdendo la capacità di fermarmi a riflettere; ad approfondire i messaggi. E' la paura di restare soli con noi stessi, fosse anche solo per ragionare e riflettere.

Cerimonia semplice questa, che si svolge in piu` fasi con poche cose preziose e vitali: fuoco; acqua; animali; latte sangue e Dio. Sopratutto Dio; ovunque immanente e trascendente. Non sognano di diventare come noi. Non ci capiscono, ma ci accettano con sincero e disinteressato affetto. Aspettano. Si, aspettano da noi comprensione e solidarieta` e...pregano per noi. Dio e` qui; Lo senti, Lo vedi, Lo respiri in ogni attimo nelle loro parole, nei loro gesti. Se non si riesce a trovarLo qui, è segno che il cuore si è inaridito troppo. Che senso puo` avere il descrivere questa cerimonia ? la curiosita` per qualcosa che tra non molto non ci sara`piu' ? Il gusto di accontentare delle piccole e frivole curiosita` riguardo a questi "incivili" ? In silenzio, senza commenti, rivivo la cerimonia nelle scene che non comprendo e cerco d'intuire cio' che vi e' oltre.


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